martedì 9 luglio 2013

La comunità ursina: ragazzi gay grandi, grossi e pelosi.

Un gruppo di "orsi" al gay pride di Milano, 2013. Immagine tratta dal sito ufficiale degli "Orsi Italiani"
Un gruppo di "orsi" al gay pride di Milano, 2013.
Immagine tratta dal sito ufficiale degli "Orsi Italiani"
Un gruppo di uomini, riuniti attorno ad un tavolo, con salumi, formaggi e birre, scherza e ridacchia. I robusti uomini del gruppo, in canotta da camionista che lascia liberi di respirate i villosi toraci, di tanto in tanto controllano non ci siano briciole nelle folte barbe e si puliscono i baffi dalla schiuma della birra. Una scena da bocciofila di paese, da pausa pranzo in cantiere. Una scena virile. Di certo questi uomini parleranno di donne, racconteranno le loro conquiste. E se invece tentassero di conquistarsi l'un latro? O se forse questo gruppo, a ben guardarlo, fosse composto da coppie?

Nell'immaginario collettivo, che è un luogo pieno di pregiudizi, i gay sono ragazzi esili ed effemminati, che si comportano come ragazzine un po' ochette. Questa è la visione stereotipata del gay, ma gli omosessuali sono per la maggioranza persone dallo stile e dal comportamento normalissimo. La visione stereotipata arriva dagli estremismi, e se il gay estremo è l'effemminato, l'etero estremo è un omone grande grosso e peloso, che je piace de beve e de magnà. E invece non è vero, stereotipi su stereotipi che sono puntualmente smentiti dalla realtà.
La bandiera della comunità ursina
La bandiera della Comuntà Ursina
Esiste la "comunità ursina", una sottocultura gay che riunisce ragazzi omosessuali grandi grossi e pelosi, a cui piacciono altri ragazzi grandi grossi e pelosi che je piace de beve e de magnà. Qui si va oltre l'identità sessuale, e si entra nella sfera dei gusti veri e propri. I "bear" hanno una loro bandiera ed un loro gruppo per sfilare ai gay pride ed altre sacrosante manifestazioni per la difesa dei diritti di chi non ha una sessualità "mainstream". Però se volessimo fare un parallelo con gli etero, sarebbe un po' come se alle manifestazioni per il sostegno alla famiglia sfilassero quelli che vogliono farsi una famiglia solo con donne giunoniche. La grande differenza sta nel tremendo prendersi sul serio delle manifestazioni per il sostegno alla famiglia, e nell'estrema giocosità di quelle per i diritti gay, e, come vedremo tra poco, nell'importante questione che portano avanti i "bear", il cui motto è "Felici di essere grossi, contnti di essere pelosi, orgogliosi di essere omosessuali".
Con la premessa del prendere sempre alla leggera le "categorie" umane possiamo anche citare le definizioni interne al gruppo degli orsi, che si suddividono in:
  • Orso - Un uomo dalla corporatura robusta, dall'aspetto mascolino, spesso peloso o con barba/baffi, o ancora un uomo corpulento, sovrappeso. 
  • Cacciatore - Chi, pur non essendo classificabile come orso, è attratto dagli orsi o da una delle varianti (di seguito), o più generalmente dall'opposto dello stereotipo gay comune. 
  • Cucciolo o cub - Un orso giovane (o dall'aspetto giovanile), tipicamente, ma non sempre, meno corpulento di un orso.
  •  Orsone - Un orso di grossa stazza. Nel linguaggio comune un "ciccione", termine che ha però legata un'inscindibile intonazione denigratoria, al contrario del termine "orsone". 
  • Papà orso o Daddybear - Un orso maturo, dall'aspetto rassicurante e dall'atteggiamento paterno.
  • Orso Koala o Koala bear - Un orso con capelli e peluria bionda. 
  • Orso polare - Un orso maturo e brizzolato o bianco.
  • Orso lesbico - Un orso a cui piacciono altri orsi. 
  • Muscle bear - Un orso muscoloso.
  • Lontra o otter - Un uomo molto peloso, in genere con barba o pizzetto, ma non sovrappeso.
Queste definizioni, prese dalla pagina Wikipedia sul tema, sono anche riportate dal sito ufficiale della comunità, che ci aiuta a capire meglio la necessità del formarsi in associazione degli orsi, sia italiani che internazionali. Il sito, dalla grafica un po' vetusta ma aggiornato, riporta: "Siamo nati per rendere visibile un modello veramente diverso di vivere la propria identità. Lo steretipo vuole l'omosessuale giovane, efebico e palestrato per meglio identificarlo con la convinzione che la nostra identità sia una fase transitoria. Noi dimostriamo che così non è" . 
Insomma gli orsi si pongono come testimoni di un'omosessualità adulta, andando contro alla visione di un gay come uomo giovane, insicuro e confuso. Il mondo occidentale moderno vede con timore l'affrancarsi delle libertà omosessuali, teme che portino al decadimento dei valori familiari ed a chissà quale infausta conseguenza nell'evolversi della società, ed è per questo che ha sempre avuto interesse a dipingere l'omosessuale come una persona da rassicurare, un border line, cercando di definirlo, di dargli un ruolo preciso, magari di ridicolizzarlo e di renderlo impotente, una figura debole non in grado di influire realmente sulla società (quasi come una forma "neotenica" dell'uomo, in una visione in cui il gay starebbe all'etero come il cane al lupo, ovvero crescendo similmente ma senza perdere mai le caratteristiche di "cucciolo"). I "bear" invece arrivano a dimostrare che loro sono tutt'altro che ragazzini confusi, sono uomini sicuri e saggi, anche di una certa età, che dimostrano come l'essere gay non sia una fase transitoria giovanile, e che essere omosessuali non significhi corrispondere a quella macchietta definita dai media.
"(...) Non abbiamo quindi inventato niente: abbiamo semplicemente importato in Italia un'esperienza, una realtà aggregata che all'interno della comunità omosessuale esiste da parecchi decenni in tutto il mondo. Il nome, la terminologia, la distinzione tra 'orso' (bear) e 'cacciatore' (hunter) - detto di chi ama gli orsi ma orso non è- sono un patrimonio internazionale, esattamente come i due termini inglesi 'Girth' e 'Mirth'. Il primo letteralmente significa "tronco di albero" e, per estensione, 'girovita','robustezza'; il secondo vuol dire 'allegria', 'benessere','voglia di vivere'. Girth & Mirth quindi come espressione del vivere il proprio fisico robusto con naturalezza e gioia. Non solo: anche i segni esterni di maturità, in particolare barba e peli corporei, sono vissuti e ostentati serenamente".

Il rischio è che per cancellare una "macchietta" se ne crei un'altra, insomma la comunità ursina combatte contro uno stereotipo creando uno stereotipo diverso ma parallelo. Forse questo è uno strumento necessario per aprire gli occhi della società, e per educarla a non convogliare in un'unica categoria tutte le persone, per imparare ad apprezzare le diversità e a non averne paura, fino a quando non ci sarà più alcun bisogno di differenziare i "gay", e gli "etero", ma si inizierà a parlare soltanto di "persone che amano altre persone".
Lo striscione degli orsi italiani al gay pride di Milano 2013
Lo striscione degli orsi italiani al gay pride di Milano 2013

3 commenti:

  1. Torniamo (finalmente) a un articolo di approfondimento, per parlarvi della comunità ursina, una sottocultura gay che vuole liberare l'immaginario collettivo dalla figura del gay effemminato, introducendo l'immagine di un'omosessualità adulta, consapevole e... pelosa!

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    1. Molto interessante! Pur conoscendo la comunità orsina non sapevo niente di tutte queste differenziazioni e alcune fanno un po' sorride. Sono assolutamente d'accordo: si rischia di aggiungere uno stereotipo ad un altro stereotipo e, soprattutto, non capisco questo volersi per forza etichettare in una categoria, in una casta. Se anche amassi un uomo robusto e peloso mi darebbe fastidio essere etichettato come "cacciatore" e, allo stesso tempo, se fossi un uomo barbuto e grosso, essere chiamato orso. Non lo so, mi sembra una sorta di massoneria. Un voler per forza appartenere ad una comunità a mio parere è come togliere a ciascuno di noi la propria originalità.

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